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Chattare nella grande caverna oscura

D - Gentile dottore, vorrei sapere da lei se è normale che mio marito passi tutte le sue serate a chattare, cosa che, a suo dire, lo rilassa. Mi sento inquieta, come se mi tradisse e ora ha cominciato ad imitarlo mio figlio. Cosa posso fare?

R - Prendo spunto da questa lettera per parlare di Internet, uno spazio vasto, al tempo stesso affascinante e inquietante, a cominciare dal linguaggio usato per descriverlo: "oceano cibernetico", "ragnatela", "grande rete”. Non a caso uno dei più diffusi sistemi di navigazione si chiama "Gopher" (che in inglese si legge 'go far'=vai lontano) come un piccolo roditore che scava e vive in lunghe gallerie sotterranee. E non a caso i pazienti in psicoterapia sognano Internet come una grande caverna oscura, una città invisibile, oppure come un inestricabile labirinto.
Scrive lo psicoanalista Marco Longo che entrare nella Grande rete significa sperimentare la sensazione quasi magica che il monitor del computer sia, come in certi quadri di Magritte, una finestra sul mondo che permette un contatto e un dialogo universale e dà l'illusione di una sospensione del tempo e dello spazio in cui tutto diventa possibile. Illusione facilitata dal mettere fra parentesi anche il proprio corpo fisico e i suoi limiti, affidandosi al solo linguaggio: un mezzo che si piega più facilmente alle proprie necessità psicologiche.
Molti esperti hanno rilevato che cullarsi in questa illusione ha un significato regressivo; implica, cioè, lasciarsi andare a fantasie di onnipotenza e di avidità caratteristiche del mondo dell'infanzia più che di quello adulto; fino al punto di sviluppare una vera e propria dipendenza dal mondo virtuale che favorisce la fuga dalla realtà. La sensazione sperimentata dal navigatore del web di controllare e possedere molte informazioni può avere, inoltre, un complementare aspetto inconscio di tipo depressivo, causato dalla falsificazione dell'informazione stessa. Specialmente quando si chatta si può giocare, attraverso l'uso di soprannomi e di falsi profili con cui si forniscono informazioni sulla propria persona, con diverse identità virtuali - molto usato, ad esempio, è il fingersi donna quando si è uomo e viceversa - mettendo alla prova se stessi e gli interlocutori con immagini di fantasia. Questa modalità di comunicazione, soprattutto quando diventa abituale e protratta nel tempo, se da un lato offre la libertà di controllare e manipolare l'altro in maniera clandestina e dunque al sicuro da qualsiasi verifica, può diventare un boomerang per il soggetto che la utilizza. Quest'ultimo può sentirsi assalito da un senso di futilità e falsità, fino a sperimentare, nei casi più gravi, una sensazione di depersonalizzazione per cui non sa più chi è realmente e cosa sta facendo.
Scrive lo psicoanalista Anzieu che i partecipanti ad un gruppo molto largo - e non vi è nulla di più largo del web!- possono sentirsi come immersi nell'anonimato collettivo: più i membri sono numerosi meno è possibile allacciare vere relazioni che permettano loro di esistere come persone.
Fortunatamente, vi è un rovescio della medaglia. L'accesso ad Internet attiva o riattiva anche la curiosità e il desiderio di sperimentare nuove possibilità di comunicazione. Internet, ad esempio, consente a grandi masse di persone di tenersi in contatto, di scambiare liberamente notizie e informazioni al di là dei circuiti ufficiali, spesso controllati da chi ha denaro e potere e di organizzare eventi o manifestazioni. Superando il tradizionale limite della radio e della televisione, che consentono una modalità comunicativa monodirezionale. Insomma, Internet per il suo elevato grado di interattività fornisce al tempo stesso un contesto dove comunicare e gli strumenti per farlo, aumentando le possibilità espressive di ciascuno di noi.

Persino in campo psicologico si osserva un uso positivo e negativo di Internet. Sul primo versante si assiste ad una crescente diffusione di mailing lists (una sorta di bollettino a cui ci si iscrive per ricevere comunicazioni) di anoressiche, bulimiche ma anche di persone bloccate da malattie invalidanti che si scambiano informazioni e si fanno coraggio attuando una sorta di sostegno di gruppo che raggiunge i partecipanti più lontani. Sull'altro versante, negli Stati Uniti si cominciano a sperimentare non solo sedute di psicoterapia via internet ma addirittura vengono progettati computers capaci di fornire risposte sensate a quanti cercano aiuto psicologico! Resta la questione sollevata dalla signora di Roma. Se la chat diventa l'interlocutore con cui passare le proprie serate c'è da chiedersi qual'è lo stato dei rapporti che il navigatore intrattiene con i suoi familiari. Se fossi in lei, solleverei il problema: può darsi che questo non sarà rilassante per nessuno di voi ma, al momento, le possibilità di promuovere il benessere psicologico attraverso il dialogo e la comprensione fra esseri umani sono certamente maggiori di quelle fornite da una macchina, ancorché intelligente.
Palla: Per accedere ad una chat collegarsi ad un sito registrarsi e scaricare il programma Assumere un soprannome con il quale si verrà identificati ogni volta che ci si collegherà. Compilare un profilo con informazioni su di sé e, se si vuole, allegare una fotografia. Si accede ad un livello in cui sono elencate le "stanze" di discussione, denominate per argomento. Ci si può inserire nella discussione ma anche chiamare una persona in privato.

Emilio Masina

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