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Zombie e altri mostri

“Vedevo un nugolo di bambini zombie che assaltavano un asilo per nutrirsi degli occhi dei loro coetanei”; “Ci eravamo rifugiati dentro un fortino con un muro molto alto. Ma, ad un certo punto, un bufalo zombie sfondava il portone e faceva una strage!”; “C’era un’apocalisse di zombie e non sapevo dove scappare”. 

Chi lavora con gli adolescenti sa quanto siano attratti dalla letteratura e dalla filmografia horror. Tanto che nei loro sogni e fantasie compaiono, talvolta, i morti-viventi, oppure altri “mostri”: come quelli che commettono delitti sessuali, si macchiano di pedofilia o cannibalismo (il mostro di Firenze, il mostro di Milwaukee, ecc.).
Ma perché gli adolescenti che soffrono di più convocano dentro se stessi e nella terapia questi esseri alieni? Qual è il loro inconscio significato?
Il mostro (dal latino monstrum, cioè prodigio, portento, che, a sua volta, deriva da monere=avvertire) nella storia dell’umanità ha sempre rappresentato l’essere straordinario, anormale; un essere fuori dal comune, che trasgredisce le leggi della natura e, dunque, della realtà; sia perché presenta deformità anatomiche, sia perché si comporta in modo disumano. I mostri hanno sempre suscitato un sentimento ambivalente: orrore, perché rimandano alle nostre paure ancestrali di fronte a tutto ciò che si oppone al concetto, che ci viene dalla Grecia, dell’uomo “bello e buono”; ma anche ammirazione. Per esempio, anche oggi chiamiamo mostro di bravura una persona particolarmente dotata in una certa attività, che può addirittura suscitare un timore reverenziale: “un mostro sacro”. Nell’antichità, il “mostro” era considerato un segno divino che metteva l’uomo in rapporto con l’aldilà, con le sue leggi particolari e, dunque, suscitava un sacro brivido ma anche stupore, curiosità e un sentimento che potremmo descrivere come attrazione per qualcosa che è meraviglioso, ma al negativo.
Freud, che considerava il linguaggio come un derivato dell'Inconscio, nel saggio “Significato opposto delle parole primordiali” (1909), rilevava che nelle lingue antiche, come nell'attività onirica, si ritrova la tendenza a esprimere i concetti opposti attraverso uno stesso mezzo rappresentativo. Il termine egizio “ken”, per esempio, esprimeva i concetti di forte-debole, perché non è possibile esprimere il significato di forza se non attraverso quello, opposto, di debolezza. Il termine designava il rapporto tra questi due significati: nella scrittura, quando il concetto esprimeva forza, il geroglifico rappresentava l'immagine di un uomo eretto e armato; quando, invece, voleva esprimere debolezza, era stilizzata una persona accovacciata e indolente. Una concezione, questa degli opposti che si tengono, che, per certi aspetti, non è dissimile da quella della filosofia cinese dello yin e dello yang.
Insomma, il mostro, che oggi, anche grazie all’influsso culturale di una ricca filmografia[1] prende le sembianze dello zombie[2], può assumere un importante valenza simbolica. Diversi critici hanno scritto che nella figura dello zombie si intravede persino un'immagine in negativo, cioè di carattere diabolico, del concetto cristiano di resurrezione finale dei morti (che, però, resuscitano integri). Quando non ci sarà più posto all'Inferno, i corpi corrotti risorgeranno, dandosi al cannibalismo. Nella letteratura di genere questa azione cannibalesca viene chiamata “eucarestia pagana”, perché rappresenta la disperata assunzione da parte degli zombie dell'anima, e dunque dell'energia vitale, dalle proprie vittime.
Ciò detto, come possiamo interpretare la comparsa degli zombie nei sogni degli adolescenti più disturbati? Possiamo fare tre ipotesi, tra loro correlate: 1) Lo zombie rappresenta il sognatore adolescente che avverte, inconsciamente, di non essere ancora riuscito a fare il lutto della propria infanzia e del proprio corpo infantile. E’ rimasto in mezzo al guado, in compagnia di un corpo che gli sembra deformarsi e imbruttirsi e si sente un incompiuto, pieno di disperazione, angoscia e rabbia. Vorrebbe ritrovare, mangiando per esempio gli occhi dei bambini, la sua antica essenza. 2) I morti –viventi rappresentano una sorta di compromesso tra il vivere e il morire. Gli adolescenti che sognano gli zombie, infatti, nella terapia esprimono anche idee suicidarie. Non hanno deciso se vale la pena di vivere, perché la crescita, la rinuncia all’infanzia, è vista non come la possibilità di accedere ad espressioni più mature di sé ma piuttosto come una rinuncia all’onnipotenza infantile. 3) Lo zombie per l’adolescente è un essere terribile ma, al tempo stesso, attraente, perché è potente e invincibile. Rappresenta la forza delle pulsioni allo stato puro, non ancora imbrigliata dalla razionalità e dalle regole della realtà che, per molti ragazzi, sono espressione dell’intollerabile conformismo e ipocrisia degli adulti. Lo zombie, in definitiva, contiene in sé la speranza di riuscire ad incorporare aspetti vitali che possano farlo tornare a vivere; ma la speranza è contaminata da un’avida pretesa, dalla rabbia e dal desiderio di vendicarsi per il suo tragico destino.
Tuttavia, parlare al terapeuta di queste presenze infernali rappresenta il primo passo per conoscerle e gestirle. L’unico antidoto per un virus che rischia di produrre effetti distruttivi.

Emilio Masina

[1] Il primo film del genere, “L’isola degli zombies”, risale addirittura al 1932. Ma il vero capostipite dei film sull’argomento è “La notte dei morti viventi” (1968) di George Romero. Tale soggetto si ispira al romanzo di Richard Matheson “Io sono leggenda” - vedi anche il film omonimo - dove un intero continente viene infettato da un virus che causa follia collettiva e violenza omicida. Nel secondo capitolo del ciclo, “Zombie” (1978) una folla di zombie invade un centro commerciale, mimando le gestualità dei vivi. Vedi anche “Il ritorno dei morti viventi” (1985) di O' Bannon e la saga di “Resident Evil”.

[2] Nelle credenze popolari di Haiti, alcuni sacerdoti sarebbero in grado di catturare una parte dell’anima di una persona, detta piccolo angelo guardiano, producendo uno stato di letargia che rende come morto un essere vivente. Anche anni dopo la sua sepoltura i sacerdoti sono in grado di resuscitare il corpo, passando sotto il naso del morto una bottiglietta contenente il suo piccolo angelo guardiano, per poi controllarlo a piacimento. A partire dagli anni ’80 del novecento si sono intrapresi studi a carattere scientifico sull'origine e la natura delle droghe che possono portare ai sopracitati effetti: come una miscela di sostanze neurotossiche di origine animale, probabilmente derivanti dal pesce palla (tetradotossina) e da molluschi gasteropodi che indurrebbero le vittime ad uno stato catatonico, confondibile con la morte. Nel libro "Nel Mondo dell'Incantesimo" di Sergio Conti, edizione Mondadori, si narra, più realisticamente di individui haitiani del ceto povero, indotti ad uno stato di morte apparente da individui senza scrupoli, frettolosamente sepolti dai familiari e presto riesumati per venir loro somministrato un blando antidoto che ripristinerebbe le funzioni vitali senza, però, restituire la volontà. Le vittime, incapaci di qualsiasi resistenza, verrebbero asserviti come schiavi per le piantagioni di canna da zucchero. Le popolazioni haitiane, dunque, non temerebbero gli zombie in quanto minaccia ma, piuttosto, di divenire zombie essi stessi.

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