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LA FRAGILITA' DEL BENE

Nella recente polemica a proposito della legge sulla stepchild adoption, quella che dovrebbe permettere a uno dei membri di una coppia, anche quelle omosessuali, di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno, si sono scontrate posizioni che rischiano di essere viziate da preconcetti ideologici. Da parte del mondo cattolico più conservatore si è ancora una volta invocata la necessità di salvaguardare la famiglia guidata da un padre-maschio e una madre-femmina, presupposta come naturale. Mentre in tutte le epoche, e anche in quella attuale, le caratteristiche della famiglia sono sempre variate in relazione alla cultura nella quale quest’ultima  si veniva ad inserire. Si è sottolineata, inoltre, la probabilità che l’approvazione della nuova legge apra la strada alla pratica dell’utero in affitto nel nostro paese; misconoscendo che già oggi vi ricorrono, recandosi negli stati esteri dove la pratica è riconosciuta, molte coppie italiane, in netta prevalenza coppie eterosessuali.

Sull’altro versante, insieme a molti politici si sono schierati le grandi firme della psicologia e della filosofia convinte che per il benessere della famiglia e dei figli che vi devono essere educati non sia importante il genere dei genitori ma la possibilità che i partners possano esercitare funzioni diverse, che sono, solo convenzionalmente, appannaggio dei sessi; cioè quella dell’accoglienza e quella normativa, che si tendono a definire, in modo stereotipato, rispettivamente come femminile e maschile. L’importante per crescere bene un bambino è che ci sia l’amore, hanno decretato gli esperti. Mentre la prima affermazione mi pare condivisibile, la seconda lascia spazio ai dubbi. Innanzi tutto ci sono forme molto diverse di amore, da quello che si esprime con la fusione simbiotica a quello più maturo e differenziato, passando attraverso tutta una serie di gradazioni intermedie. L’amore, inoltre, non è mai puro e, come ci ha spiegato Freud, è sempre impastato con l’odio, cioè con l’aggressività. Si tratta dunque di vedere, di volta in volta, nelle famiglie omosessuali come in quelle etero, quale forma di amore alimenta i legami. Infine, se è vero che secondo alcune ricerche l’incidenza delle  psicopatologie riscontrabili sarebbe la stessa nei figli di coppie eterosessuali e in quelli di coppie omosessuali mancano ancora i dati per riflettere a fondo sull’effetto che può avere sulla formazione dell’identità del bambino avere due genitori dello stesso sesso. D’altra parte, i figli delle famiglie arcobaleno cominciano ad arrivare solo oggi nei nostri studi professionali. Manca, cioè, la casistica necessaria per studiare il fenomeno e argomentare con maggiore sicurezza. Sappiamo invece quanto sia difficile costruire la convivenza fra i figli di genitori diversi, e fra i figli e il nuovo partner del proprio genitore, nelle cosiddette famiglie ricostituite; e conosciamo i problemi che possono verificarsi nelle adozioni, legalmente possibili, fino ad oggi, solo per le coppie sposate. Equiparare i genitori biologici ai genitori adottivi sul piano dei diritti e dei doveri, ma anche delle capacità affettive, non ci impedisce di osservare la maggiore complessità a cui vanno incontro i processi di attaccamento e di separazione-individuazione nel caso delle famiglie adottive, che può condurre al fallimento, silente o conclamato, dell’adozione stessa.

In ogni caso, pochi parlano degli effetti che i cambiamenti nella composizione della coppia e della famiglia, avallati o meno dalla Legge, possono avere sulla comunità dei cittadini nel suo insieme. E non solo per l’ostilità omofoba che le coppie omosessuali già si trovano ad affrontare. Per fare un esempio a riguardo ricorro alla cosiddetta questione femminile. Sul finire degli anni ’60 l’inglese Henry Dicks, il fondatore della psicoterapia psicoanalitica della coppia, avvertiva che l’affermazione della donna nella società, cominciata sin dalla prima guerra mondiale grazie alla possibilità di sostituire sul posto di lavoro i maschi che andavano al fronte, trovava nell’Inconscio un ostacolo potente. Se infatti, sul piano della cultura la donna stava diventando più emancipata e riconosciuta socialmente nelle sue prerogative, sul piano dell’inconscio uomini e donne continuavano a condividere le stesse aspettative di ruolo del passato. E questo produceva una situazione di frequente disillusione, conflitto e crisi nella coppia dei partners. Secondo Dicks ci sarebbero volute alcune generazioni prima che l’Inconscio assimilasse i valori della nuova cultura. Sarà così anche nel caso delle nuove famiglie con genitori omosessuali?

Un ultimo punto. Così come fa l’Inconscio, anche la Legge recepisce e affronta con lentezza i cambiamenti che avvengono nella società. Questi ultimi corrono veloci e non possono essere fermati da ordinamenti legislativi conservatori: in altre parole, i buoi sono già scappati dalla stalla dove si vorrebbe rinchiuderli.

La Legge può favorire un ordinamento, facilitando legami di convivenza che già esistono fra le persone, ma non è l’unico strumento cui mettere mano. D’altro lato, nel nostro recente passato abbiamo esempi importanti di leggi innovative che hanno prodotto frutti rimasti acerbi: la legge 180 del 1978, la cosiddetta legge Basaglia, che ha riformato l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica, chiudendo i manicomi, è rimasta incompiuta per la difficoltà dello Stato di organizzare centri alternativi agli ospedali psichiatrici: in molti casi i malati di mente sono rimasti affidati alla cura esclusiva delle loro famiglie, con tutti i problemi che questo pone ad entrambi i poli del rapporto. Anche la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, anch’essa del 1978, se è riuscita a strappare alle mammane migliaia di donne non è stata accompagnata da politiche efficaci per promuovere l’educazione sessuale, la prevenzione, il sostegno delle ragazze rimaste incinte e sole. Al contrario, i consultori, quando non sono stati smantellati, soffrono per forti carenze di organico e di fondi. Si potrebbe continuare.

Forse bisogna rovesciare il problema e piuttosto che pensare di impedire a qualcuno di ottenere un diritto riflettere su come sostenere psicologicamente le nuove famiglie che si aggregano in modo spontaneo e inedito, creando centri e reti di sostegno alla genitorialità consapevole.

Bisogna cercare di avanzare insieme e non categoria per categoria – le donne, i bambini, gli omosessuali – o categoria contro categoria  - eterosessuali contro omosessuali – studiando i pregiudizi e le aspettative che gli uni e gli altri rispettivamente si rivolgono e imparando a esplorare e a valorizzare le reciproche differenze.   

Come scriveva Martha Nussbaum, il bene nella storia è sempre fragile e nel riconoscimento della vulnerabilità umana sta la chiave per la sua realizzazione.

Emilio Masina

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