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UN’ESPERIENZA DI COLLABORAZIONE IN AGRICOLTURA SOCIALE

Il primo contatto tra la Cooperativa Sociale Rifornimento in volo e la Cooperativa Sociale Kairos avviene circa un anno fa. A generare l’incontro la presenza di entrambe su un territorio comune: quello del V Municipio di Roma. Municipio in cui da anni svolgiamo, come Rifornimento in volo, interventi di cura integrati per adolescenti a rischio psicopatologico attraverso il Servizio di Compagno adulto inserito nell’ambito del Progetto Educativa di strada.

E’ attraverso questo Progetto, in ATI con diverse Associazioni, che si è resa possibile una collaborazione con una realtà per noi nuova quale quella proposta da Kairos riguardante Progetti di Agricoltura sociale per ragazzi adolescenti.

 La costruzione di tale collaborazione ha attraversato diverse fasi: il lavoro iniziale ci ha visti impegnati a comprendere reciprocamente le diverse realtà istituzionali e a capire come poter coniugare le azioni da loro proposte con i nostri interventi di carattere psicoterapeutico. Si è reso per questo necessario condividere diversi momenti propedeutici all’esperienza tramite la partecipazione a dei tavoli di lavoro utili alla reciproca conoscenza e alla progettazione di un intervento che potesse diventare in qualche modo comune. Dopodiché si è giunti alla fase più operativa e quindi di individuazione di ragazzi per i quali si è ritenuto essere in linea con i loro bisogni specifici l’inserimento nelle attività di Agricoltura sociale.

E’ utile sottolineare questi passaggi in quanto ritenuti, nel nostro operare, fondamentali tanto quanto l’attività diretta con i ragazzi. Abbiamo avuto modo di confrontarci su ogni singolo ragazzo (sia all’interno delle nostre istituzioni di riferimento sia tra equipe diverse) e abbiamo pensato e condiviso possibili percorsi personalizzati per ognuno di loro riflettendo sulle caratteristiche di personalità, sulle modalità di avvicinamento al progetto, sui possibili obiettivi e sulla prospettiva di lavoro che ci avrebbe visti collaborare insieme.

La specificità dell’incontro tra Kairos e Rifornimento in volo ha riguardato in particolare la necessità di trovare un “accordo”, una lingua sufficientemente comune tra interventi diversi (educativi e psicologici) che si sarebbero declinati su un “soggetto comune”. La peculiarità riguarda appunto la tipologia dei ragazzi che abbiamo in carico, rispetto ad altre realtà associazionistiche, i quali si trovano in una condizione non tanto di disagio sociale quanto piuttosto di disagio psicopatologico. I ragazzi che seguiamo come RIV tramite l’Educativa di strada sono ragazzi con disturbi di personalità o che hanno avuto da poco un breakdown evolutivo. A volte li incontriamo dopo un momento di crisi che ha potuto prevedere anche un ricovero. E’ in questo spaccato che a volte viene pensata, richiesta e proposta la figura del Compagno adulto, in rete con i Servizi territoriali, con lo scopo di rimettere in moto il processo evolutivo dell’adolescente. Il Compagno adulto incontra il ragazzo nel suo contesto di vita per due ore due volte alla settimana; l’operatore inoltre dispone di un gruppo di supervisione in cui discute il caso. Generalmente l’intervento non prevede che Compagno adulto e ragazzo svolgano un’attività “terza” alla loro relazione e “decisa” da altri, per cui la partecipazione alle attività di Agricoltura sociale ha rappresentato per noi una prova, un esperimento - nel senso buono del termine - su un modello di intervento con delle linee metodologiche precise.

 I primi passi all’interno di questo contesto di Agricoltura sociale li abbiamo mossi insieme ad alcuni ragazzi per i quali si pensava di poter creare un ponte tra il fuori dai Servizi di cura (seppure siano stati loro/noi a pensare a questa occasione) e il dentro un contesto (quale quello dell’Agricoltura sociale) il più possibile vicino a quello naturale, con il fine di offrir loro un’occasione per vivere e sperimentare nuove forme dello stare nel quotidiano. A fare da cerniera tra questi due mondi c’è sempre stata la figura del Compagno adulto, con lo scopo di consentire l’ingresso in una nuova esperienza senza sentirsi troppo soli ed esposti alle possibili richieste esterne.

La partecipazione al Progetto ha visto sempre presenti e coinvolti  i nostri Compagni adulti, dall’accompagnamento al luogo alle attività svolte. La possibilità di raggiungere, in compagnia di una figura adulta e sentita come affidabile, in macchina, un luogo altro, di allontanarsi da una contesto conosciuto familiare ed inscritto all’interno di dinamiche specifiche, per affrontare un viaggio verso un luogo nuovo ci è sembrato essere la concretizzazione di un processo simbolico rispetto al viaggio lungo il percorso evolutivo di ogni ragazzo. La possibilità di allontanarsi dal vecchio per andare verso il nuovo mantenendo un filo attraverso la presenza del Compagno adulto sembra poter consentire di vivere un’esperienza di continuità nel cambiamento.

La scoperta del luogo, il contatto con gli animali e la possibilità di condividere giochi semplici o momenti di convivialità sembrano poter consentire ai ragazzi la ripresa della sperimentazione, lasciando emergere la riscoperta di un senso di sé più coeso e meno fragile. La possibilità di fare insieme delle cose sembra poter dischiudere la porta al piacere, al sentirsi vivi e capaci, lasciando sullo sfondo l’aspetto prestazionale fonte di ansia e paura di non farcela. Ogni attività svolta, occasione poi di dialogo e quindi di rielaborazione con le figure di cura sembra fornire la possibilità di aggiungere ed arricchire il bagaglio di esperienze delle loro vite.

Nel “dietro le quinte” del lavoro diretto abbiamo avuto modo di osservare e riflettere a lungo sulla valenza delle attività.

Avere la possibilità per noi curanti di osservare i nostri ragazzi in contesti diversificati e di far loro sperimentare possibili forme del vivere quotidiano offre l’opportunità di meglio centrare e direzionare, quando possibile, percorsi di vita sostenibili, sviluppando un senso di consapevolezza nei ragazzi rispetto a risorse e limiti non imposti dagli altri come depositari del sapere ma costruiti, sviluppati e sperimentati insieme. Il continuo supporto all’esperienza e la possibilità di far si che diventi spunto di riflessione personale offre la possibilità di poter pensare, condividere e consolidare un senso di sè come base per andare verso percorsi di vita progettati su misura del singolo che rimane unico ed originale.

 

Maria Katiuscia Zerbi

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