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SPUNTI DI RIFLESSIONE SULLE NUOVE TECNOLOGIE

L'Agippsa (Associazione dei gruppi italiani di psicoterapia psicoanalitica dell'adolescenza) ha organizzato anche quest'anno una giornata di seminari, che si è svolta a Roma il 5 novembre. Tra quelli proposti, il seminario intitolato "Genitorialità 2.0: sostenere i genitori dei 'nuovi adolescenti' nell'era delle tecnologie digitali" - tenuto da psicoterapeuti dell'Arpad - ha trattato un tema che riveste un'estrema attualità.

Tutti i partecipanti al seminario, infatti, hanno concordato sul fatto che sempre più spesso i genitori che si incontrano nell’attività clinica portano ai terapeuti la preoccupazione per un uso secondo loro eccessivo, da parte dei propri figli, di strumenti tecnologici (videogiochi, social network e così via) e chiedono indicazioni su come comportarsi in proposito.

Ma anche nel lavoro con gli adolescenti si avverte l’impatto del fenomeno, e infatti un aspetto ricorrente è costituito dall'irruzione, nel setting, delle nuove tecnologie, o direttamente attraverso la presenza di strumenti utilizzati dall'adolescente per mostrare al terapeuta contenuti della propria vita, o indirettamente attraverso il racconto dell'uso di quegli strumenti nella quotidianità.

Non è ovviamente possibile riferire qui tutto quanto è stato detto nell'arco della giornata seminariale, ma si possono di mettere in evidenza alcuni aspetti particolarmente interessanti, da utilizzare come spunti di riflessione.

In primo luogo, è stato evidenziato che negli ultimi decenni il fenomeno della rivoluzione digitale ha messo in crisi molti aspetti sociali tradizionali – basti pensare alla rivoluzione avvenuta nel sistema delle comunicazioni - ed ha determinato rilevantissimi cambiamenti nel nostro modo di vivere, che costituiscono anche il riflesso di quanto dentro di noi viene ‘mosso’ da questi fattori esterni.

Il fenomeno non è vissuto dalle diverse generazioni nello stesso modo, come ben messo in evidenza dall'espressione 'nativi digitali' ormai entrata nel lessico comune, e si evidenzia il rischio di una frattura generazionale tra figli esperti e genitori che oscillano tra una forma di paura, che li induce a demonizzare tutto quanto è da loro poco compreso in questo ambito, e una forma di negazione, che si appoggia all'ignoranza e sostiene l'illusione di annullare il gap generazionale.

L'uso esperto della tecnologia quindi si somma agli effetti riconducibili alle normali vicende evolutive adolescenziali - che possono rendere i figli 'irriconoscibili' - per determinare nei genitori il sentimento di avere di fronte un alieno, con conseguente rischio di ritiro.

Il mettersi da parte dei genitori, entro una sorta di delega alla tecnologia delle proprie funzioni di sostegno evolutivo, può generare nei figli la fantasia di poter crescere da soli, fantasia che si declina nel registro dell'onnnipotenza. In questo ambito, ad esempio il sexting (cioè l'invio di testi e/o immagini sessualmente espliciti tramite il telefono cellulare o altri supporti informatici) può essere letto come una fuga in avanti, un tentativo di acquisire magicamente un'identità sessuata.

Ma è anche vero che in molti casi i genitori, proprio perché si sentono passivizzati dalla loro minore capacità di uso della tecnologia, possono sentirsi motivati a mettersi in discussione. 

Sembra quindi che gli interrogativi che dobbiamo porci riguardino sia l'impatto di questi nuovi fenomeni sui processi evolutivi normali e patologici (ovvero la qualità dell’uso che viene fatto della tecnologia) sia la nuova complessità che si determina con l'ingresso nel processo terapeutico di queste nuove tematiche.

Si tratta in primo luogo di capire, caso per caso, se l'uso delle nuove tecnologie si traduce in valenze positive e creative a sostegno dello sviluppo normale dell'adolescente o se esso si pone al servizio di aspetti potenzialmente psicopatologici. Ma anche di verificare che cosa, attraverso l’uso degli strumenti tecnologici, l’adolescente riesce ad esprimere del proprio mondo interno; qualcosa che non riesce a mettere in parole.

Videogiochi e social network svolgono infatti un supporto alle funzioni intrapsichiche. Pensiamo ad esempio alle possibilità che gli strumenti offrono in termini di sperimentazione di identità e come questo possa  sì rappresentare per l'adolescente una facilitazione ma determini anche effetti profondi - di valenza non sempre prevedibile - in relazione agli aspetti di riscontro da parte degli altri, particolarmente importanti in questa fase della vita. Pensiamo anche alla posizione di primo piano che occupano nella pubertà le dimensioni sensoriali e percettive legate alla pulsionalità: vissuti che il giovane adolescente può tentare di padroneggiare attraverso i videogiochi.

La tecnologia inoltre funziona come attrattore di fantasie, a volte anche intergenerazionali, e il suo uso da parte dell'adolescente può essere finalizzato ad esprimere, a nome di tutta la famiglia, un dolore altrimenti non  dicibile.

Vediamo quindi come il pensiero psicoanalitico, nel lavoro con gli adolescenti e con i loro genitori, può rappresentare una risorsa per la comprensione del fenomeno, ponendo in luce possibili significati e cercando di comprendere se l'uso della tecnologia si pone al servizio dello sviluppo o della patologia.

Paola Vichi

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