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Pillole di Adolescenza ai tempi del Covid-19. La quarantena e i dispositivi di cura

Abbiamo intervistato la Dott.ssa Savina Cordiale per farle qualche domanda sugli adolescenti seguiti nei dispositivi di cura della Cooperativa da lei guidati e sul rapporto tra cambiamenti esterni ed interni.

1) Lo “stare in quarantena” incide in modo specifico sui vissuti degli adolescenti?

Vivere in una pandemia espone tutti alle angosce legate alla vulnerabilità del corpo. Il tema della vulnerabilità assume però una portata maggiore e specifica per la mente adolescente, che già si confronta con il difficile compito evolutivo di riappropriarsi di un corpo in trasformazione. Come adulti di riferimento, siamo fortemente convocati ad un attento ascolto empatico delle particolari risonanze che si affacciano nel mondo interno dell’adolescente sottoposto alle attuali pressioni del mondo esterno. Un mondo esterno che, oggi, considera assolutamente minaccioso ciò che l’adolescente intensamente desidera e teme, il contatto dei corpi. Si tratta, allora, di poter creare un’apertura, un campo transizionale di co-costruzione in cui l’adolescente possa trovare le proprie soluzioni psichiche ed esprimere la propria dimensione creativa. Uno spazio di pensiero condiviso in cui, per dirlo con le parole di Calvino in Le città Invisibili, “…cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

2) La relazione con gli altri (amici, parenti, lavoro) è stata possibile tramite i dispositivi tecnologici, ma ci sono anche dei rischi in questo iper-utilizzo quotidiano?

In questo periodo così difficile, la rete digitale ha dimostrato la sua utilità nel rendere possibile la connessione in una situazione di impossibilità di contatto diretto, assicurando una continuità di esperienza. Ma tutti noi, nelle relazioni amicali, parentali, lavorative, sperimentiamo quanto possa essere diverso dirsi le cose di persona, “guardandosi negli occhi”, dal dirsele in rete. Sappiamo, perché apprendiamo sempre di più, che ciò che avviene nell’incontro fra gli esseri umani non è equivalente alle immagini che si incontrano in uno schermo. Non perdere il “contatto” emotivo con la fatica emotiva che si prova nel non poter scegliere, può essere di aiuto per poter contenere la frenesia di iper-connessione, che maschera, il senso di mancanza di relazioni sociali naturali e la ricerca di controllo legata all’incertezza e al senso di fragilità.

3) Cosa può comportare per i pazienti adolescenti in psicoterapia la “perdita” della stanza di analisi?

Il distanziamento sociale è una dura prova per gli adolescenti, un forte impatto con il percorso evolutivo che l’adolescente deve compiere in questa fase della vita. La socializzazione è affidata al digitale mentre gli adolescenti hanno bisogno di esperienze fisiche, per esplorare le novità della loro crescita. Inoltre la convivenza forzata con la famiglia determina una condivisione degli spazi che si scontra con il bisogno di autonomia e di privatezza degli adolescenti. Questi problemi si amplificano negli adolescenti che già soffrono e hanno bisogno di una psicoterapia. In una situazione di “perdita” della abituale dimensione e atmosfera della stanza di analisi si potrebbero determinare nuovi vissuti, nuove forme di solitudine e di perdita di interesse per la propria spinta evolutiva. In questo delicato periodo, è necessario che il terapeuta dell’adolescente possa prestare una specifica attenzione a questi segnali, per poter “accompagnare” l’adolescente verso una autentica e personale forma di adattamento ad una “nuova realtà” emozionale e sociale.

4) E per i ragazzi che hanno interventi di gruppo o di Compagno Adulto?

I dispositivi clinici individuali e domiciliari del Compagno Adulto e quelli gruppali dei Laboratori Psicoeducativi, si rivolgono agli adolescenti che si trovano in un serio stato di blocco evolutivo e relazionale. L’aspetto centrale di questi interventi si basa sul costruire una relazione di aiuto psicologico attraverso la mediazione del gioco e del “fare con” l’adolescente. Proprio per questo, la presenza fisica dell’adulto di riferimento è molto importante per la funzione di rispecchiamento e di contenimento che svolge. Per superare la barriera dell’incontro su uno schermo e del necessario uso dei dispositivi di protezione, è fondamentale che l’operatore Compagno Adulto o i conduttori di un Laboratorio mantengano ben saldo il baricentro sull’ osservazione e sulla comprensione di come si esprimono, attraverso il gioco e la parola, i bisogni attuali di questi adolescenti e i loro sentimenti verso il mondo, verso i rapporti con i coetanei, verso se stessi.

Dott.ssa Savina Cordiale
Neuropsichiatra infantile, Psicoterapeuta
Responsabile Area intermedia Coop. Sociale “Rifornimento in volo”
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