Gli incontri del terzo mercoledì del mese 2026: Rotture evolutive
FARSI MALE. VARIAZIONI SUL MASOCHISMO – 15 Aprile 2026
Continuano gli incontri del Ciclo ROTTURE EVOLUTIVE per la Coooperativa Rifornimento in volo.
A partire dal testo di riferimento “Farsi male. Variazioni sul masochismo” (Lingiardi V. 2025) il Prof. Vittorio Lingiardi, con le Colleghe Maria Francesca Natali e Francesca Riccieri, hanno dialogato su uno dei temi più perturbanti ma anche più familiari dell’esperienza umana. Insieme hanno esplorato e condiviso con i partecipanti le diverse forme in cui il masochismo si esprime, mostrandoci come questo possa rappresentare una manifestazione transitoria ed assumere un valore anche evolutivo in adolescenza.
L’argomento è stato presentato sottraendolo ad una lettura riduttiva per restituirlo nella sua complessità attraverso l’osservazione dell’espressione artistica, della letteratura, della musica, dove può divenire chiave di accesso per comprendere il dolore psichico.
Spesso, in adolescenza, il farsi male può rappresentare un tentativo di regolazione per far fronte ad emozioni improvvise, un modo di relazionarsi col proprio corpo pubere, altrimenti vissuto come estraneo, nel tentativo di ritrovare un contenimento. Il corpo diventa dunque il luogo in cui la sofferenza psichica prende forma e si rende visibile. Il “farsi male” viene così interrogato non solo come espressione patologica, ma anche come tentativo estremo di ristabilire un equilibrio, un contenimento, una modalità, per quanto dolorosa, di prendersi cura di sé laddove altri strumenti risultano insufficienti. In quest’ottica il masochismo ci appare come un vero e proprio “territorio”, una metafora aperta che consente di riconoscere, in forme diverse e più o meno visibili, modalità relazionali e affettive che appartengono a ciascuno.
Particolarmente significativa è risultata la riflessione sul confine tra dimensioni subcliniche e configurazioni più strutturate: tra un’inevitabile convivenza con ciò che fa soffrire e forme più rigide di connivenza con il dolore, che richiedono uno sguardo clinico e un intervento terapeutico. In questo senso, la diagnosi viene intesa non come etichetta, ma come processo, come incontro tra parti dell’altro e parti di sé, tra aspetti rigidi della personalità e aspetti presenti, ma flessibili.
Nel corso della mattinata, attraverso degli esempi, sono emerse diverse declinazioni del funzionamento masochistico: dalle forme più evidenti e autodistruttive a quelle ad “alto funzionamento”, spesso socialmente valorizzate, legate al sacrificio, alla dedizione, alla capacità di stare un passo indietro per un fine ritenuto più grande: un terreno in cui il confine tra cura dell’altro e annullamento di sé si fa sottile e richiede una continua interrogazione.
Il tema della ripetizione ha attraversato trasversalmente gli interventi dei partecipanti che hanno sottolineato il riproporsi nelle relazioni affettive di grammatiche apprese precocemente come modalità di entrare in contatto con l’altro, anche a costo della sofferenza. In questa prospettiva, il masochismo si intreccia con il bisogno di essere visti, riconosciuti, mantenendo viva una tensione tra dipendenza e ricerca di autonomia.
Accanto alla dimensione individuale, si è aperto uno sguardo più ampio, che intercetta forme di “masochismo collettivo” inteso come una modalità di adattamento a contesti difficili e spesso destabilizzanti, in cui la fuga dalla complessità può tradursi in semplificazioni drastiche, deleghe, idealizzazioni. Il gruppo ha riflettuto inoltre sull’effetto che l’esposizione continua a scene drammatiche e ad atti politici di forza può produrre in tutti noi e negli adolescenti: scene la cui massività può condurre a delle condizioni, anche necessarie a volte, di micro-dissociazione che consentono di poter passare dal vedere ed ascoltare vicende terribili su Gaza, ad esempio, ad attività della vita quotidiana.
In chiusura, è stato sottolineato come il lavoro clinico richieda oggi una particolare attenzione alle forme di disconnessione mente-corpo, soprattutto nelle nuove generazioni. Il corpo, nei gesti autolesivi ma non solo, è chiamato a farsi carico di ciò che non trova rappresentazione psichica, diventando così un punto cruciale di ascolto e di espressione.
Recensione a cura del Dr. Riccardo Venci, Psicologo e Collaboratore della Cooperativa Rifornimento in volo



