Area migranti
Il modello etnoclinico implica la presa in carico degli utenti tenendo conto della specifica interazione tra realtà sociale e cultura di appartenenza, negoziando la procedura tecnica più idonea, caso per caso, per raggiungere il benessere dell’individuo e della sua comunità. In questo modello l’intervento terapeutico sulle singole individualità è vettore di processi trasformativi sulla cultura e sulla società più ampia, in un circolo virtuoso che si autoalimenta. Gli individui si formano attraverso un processo definito di inculturazione che gli permette di interpretare gli eventi, costruirne il senso, categorizzare e leggere il mondo (Moro, Baubet, 2004), declinandolo attraverso la lente della propria cultura di appartenenza. Nelle situazioni che l’etnopsichiatria ha definito di trauma migratorio, la connessione psichica con il proprio ambiente di riferimento s’interrompe e i cambiamenti non producono più senso ma solo confusione e disorientamento.
Migrare vuol dire contemporaneamente non appartenere più al contesto di origine e non appartenere ancora al contesto di accoglienza. Questa frattura dolorosa rischia di creare disagio, destrutturazione psichica e fallimenti scolastici e lavorativi. Inoltre, in adolescenza si riattiva la scissione su cui si era già strutturato il bambino, ovvero il difficile equilibrio tra filiazione (intesa come trasmissione genitoriale di norme, valori, modalità di accudimento ed espressione dell’affettività, di modelli religiosi) e affiliazione (appartenenza al gruppo dei pari e all’universo scolastico, sociale e culturale del paese in cui il bambino sta crescendo). Per questo l’area migranti della Cooperativa Sociale Rifornimento in Volo si offre come luogo di accoglienza, rifornimento, orientamento e ascolto per le famiglie straniere e per i loro figli, bambini e adolescenti.


