Il 18 Marzo, in occasione del Ciclo di incontri dedicato al tema ROTTURE EVOLUTIVE, la Cooperativa Rifornimento in volo ha ospitato il Prof. Paolo Fabozzi: Psicoanalista con funzioni di training della SPI e dell’IPA, Docente di Psicologia dinamica presso Sapienza Università di Roma.
Si è trattato di un incontro denso e vivace che ha offerto ai partecipanti l’occasione di attraversare alcuni dei nodi più attuali del pensiero psicoanalitico contemporaneo a partire dal libro Dispiegando margini. Nei dintorni di D. W. Winnicott. E oltre (2024 – Franco Angeli).
In dialogo con il Professore, ha introdotto la mattinata il Dr. Alberto Codazzi, Socio della Cooperativa Rifornimento in volo e Psicoanalista SPI.
Fin dalle prime battute, è emersa una questione centrale: come raccontare che cos’è un’analisi? Il libro si apre infatti con una pluralità di immagini: un viaggio fatto di risonanze, tempi sospesi e trasformazioni difficilmente riducibili a un’unica metafora.
Tra le immagini richiamate, colpisce quella di un musicista che, dopo una lunga ricerca, trova in una gigantesca cisterna abbandonata il luogo ideale per registrare il suono: uno spazio saturo di odori, residui e riverberi, in cui anche una singola goccia può risuonare per un tempo interminabile.
Un’immagine che restituisce, con forza evocativa, la dimensione sensoriale e corporea dell’esperienza analitica, fatta non solo di parole ma di risonanze, di assorbimenti e restituzioni che coinvolgono lo psiche-soma dell’analista.
Il volume del Prof. Fabozzi si muove in questo orizzonte, costruendosi a partire da ciò che nella clinica resta opaco, non immediatamente comprensibile. In questo senso, il dialogo con Donald Winnicott si mantiene aperto, vivo, mai definitivo: un autore che, proprio per una certa “irregolarità” teorica, continua a offrire spazio al pensiero e alla rielaborazione.
Al centro della discussione si colloca il tema dello spazio, per noi analisti di adolescenti così prezioso e fondamento di tanti interventi della Cooperativa.
Winnicott, riprendendo e trasformandola linea freudiana tra realtà interna ed esterna, apre a una dimensione più ampia, un’area intermedia in cui può emergere il gioco, inteso come condizione essenziale per la costruzione del Sé.
Non un dato acquisito, ma qualcosa che va costruito e sostenuto, soprattutto laddove il paziente fatica ad accedervi.
In questo quadro, particolare attenzione è stata dedicata al concetto di “uso dell’oggetto” e alla sua funzione evolutiva. È in questa tensione che si gioca una parte decisiva del lavoro analitico: nella capacità dell’analista di sostenere, senza colludere né ritirarsi, le provocazioni e le sollecitazioni del paziente.
Da qui emerge anche il tema di una soggettività dell’analista: capace di sentire e assorbire senza imporsi come peso sull’esperienza del paziente. Una posizione complessa, che richiede un continuo lavoro di regolazione tra coinvolgimento e distanza.
L’incontro ha attraversato, inoltre, questioni cruciali legate ai limiti stessi della psicoanalisi: la necessità di interrogarsi sul proprio strumento, evitando tanto derive idealizzanti quanto svalutanti, e mantenendo aperta la sua funzione di ricerca tenendo conto delle trasformazioni della clinica
contemporanea.
A chiudere la mattinata, una riflessione sul valore del margine: non come luogo residuale, ma come spazio generativo, in cui possono emergere nuovi movimenti, nuove possibilità di pensiero e nuove forme di incontro.
Uno spazio che, come nel gioco, consente di stare contemporaneamente dentro e fuori, tra presenza e separazione, tra continuità e trasformazione.
Recensione a cura di:
Dr. Riccardo Venci,
Psicologo, collaboratore della Cooperativa Rifornimento in volo
