Si è svolto nella mattinata del 18 febbraio l’incontro Mostruosità, Contaminazione e metamorfosi, inserito nel ciclo di incontri del Terzo mercoledì del mese – edizione 2026 dal titolo “Rotture evolutive”.
Un appuntamento che ha offerto ai partecipanti uno spazio di riflessione dinamico a partire dalla ri-lettura dello scritto omonimo del Prof. Arnaldo Novelletto, fondatore dell’Associazione Romana della Psicoterapia per l’Adolescenza (ARPAd), tratto dal volume L’adolescente. Una prospettiva psicoanalitica[1].
L’apertura, a cura del Presidente della Cooperativa Rifornimento in volo – il Dr. Cristiano Curto, ha sottolineato come il modello della Cooperativa ormai chiaro e definito nel trattamento degli adolescenti ci permette oggi di aprire i Seminari a diversi paradigmi all’interno della cornice psicoanalitica senza avere il timore di una contaminazione che possa diventare mostruosa proprio perché si può contare su una funzione identitaria istituzionale stabile. Viene condiviso inoltre un inquadramento storico culturale del contesto in cui è nato l’articolo originale sottolineando come il tema rimanga attuale anche alla luce dei cambiamenti con cui la psicopatologia si presenta.
Gli interventi della Dott.ssa Maria Elena Farchica e del Dr. Matteo Sadurny hanno messo a fuoco l’adolescenza come un tempo in cui la costruzione della propria identità può assumere i tratti di un percorso complesso e talvolta instabile. È in questo scenario che prende forma l’idea di uno “scompenso progressivo”, una condizione in cui il giovane si confronta con il rischio di perdere coesione, nel tentativo, spesso faticoso, di dare unità alla propria esperienza e uscire dalla dipendenza infantile.
In questa direzione, è emersa con forza l’immagine di un lavoro quasi sisifeo: l’adolescente sospeso tra il panico del distacco dal passato e la tensione verso la conquista del futuro, impegnato in un movimento continuo di costruzione e perdita, avanzamento e arretramento. Un equilibrio precario, in cui ogni tentativo di definizione di sé può essere rimesso in discussione, riaprendo il rischio della frammentazione.
Il titolo dell’incontro trova così una sua immediata risonanza: la “mostruosità” non come elemento estraneo, ma come espressione delle trasformazioni interne; la “contaminazione” come possibilità di incontro con l’altro e con il nuovo; la “metamorfosi” come esito possibile di un processo che, pur attraversando momenti critici, apre a configurazioni inedite della soggettività.
Nel corso della mattinata, attraverso il riferimento alla clinica, la riflessione si è soffermata in particolare su quei passaggi in cui il bisogno di tenuta può spingere l’adolescente verso forme di legame fortemente simbiotiche. Tali modalità, se da un lato offrono una risposta immediata al senso di frammentazione, dall’altro rischiano di trasformarsi in vincoli che ostacolano l’apertura verso nuove relazioni e nuove esperienze. In questo quadro, è emersa con forza l’importanza della presa in carico integrata con i Servizi territoriali e lo stretto lavoro di rete con i Colleghi che seguono l’adolescente e spesso i suoi genitori. Tale raccordo si pone nei casi gravi come uno spazio terzo di pensiero capace di sospendere l’azione e sostenere i processi evolutivi senza irrigidirli.
A partire dunque dall’esperienza clinica si è messo in risalto il confronto con il proprio maestro, Arnaldo Novelletto: un passaggio che non si esaurisce in una trasmissione di contenuti, ma che si configura come un lavoro più profondo di posizionamento e riconoscimento. Un incontro in cui ci si misura nella somiglianza e nella differenza, evitando tanto il rischio di una adesione imitativa quanto quello di una sterile distanza, per aprirsi invece alla costruzione di una propria soggettivazione professionale. In questa prospettiva, la “contaminazione” evocata dal titolo non viene intesa come fusione indistinta, ma come possibilità di confronto vivo con il pensiero dell’altro, capace di generare trasformazione senza perdita di identità.
L’incontro ha così restituito un’immagine dell’adolescenza come terreno complesso e in continua trasformazione, in cui elementi di crisi e possibilità si intrecciano costantemente. Uno stato della mente che chiede di essere letto senza semplificazioni, mantenendo aperto uno sguardo capace di cogliere, insieme, la fragilità e la spinta generativa che la attraversano. Una mattinata intensa e stimolante, che ha rilanciato il valore del confronto e della formazione continua come strumenti essenziali per orientarsi nella complessità del lavoro con gli adolescenti.
Recensione a cura di:
Dr. Riccardo Venci,
Psicologo, collaboratore della cooperativa Rifornimento in volo
[1] Novelletto, A. (2009). L’adolescente. Una prospettiva psicoanalitica. Astrolabio: Roma.
